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Reati d'opinione mondo
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Come resistere
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REATI D'OPINIONE:
ITALIA—TERAMO 2010
LA FERMA REAZIONE DI CITTADINI, DOCENTI, INTELLETTUALI, GIURIST |
MAI PIU' ASSALTI AGLI ARTICOLI
21 e 33
DELLA COSTITUZIONE.
ABBIAMO FIRMATO PER UN FUTURO DI GARANZIE E DI DIRITTI PER TUTTI
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| Documenti |
PERCHE' COMBATTO
L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO
Conferenza di Norman Finkesltein
all'Università di Teramo, anno 2002
Prima di tutto vi ringrazio per avermi invitato, questo è il mio primo viaggio in Italia e fra le tante città che ho visitato, Roma è stata la prima nella quale ho provato la sensazione di voler restare e vivere, perché è una città davvero speciale. E penso che mi piacerebbe anche ritirarmi a Teramo. L'argomento di cui vorrei parlare oggi è l'industria dell'olocausto, un termine col quale intendo quelle organizzazioni, istituzioni o singole persone ebree americane, che hanno sfruttato la terribile sofferenza degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale per scopi politici ed economici. La mia esposizione è divisa ... leggi tutto |
CLIO
IMBAVAGLIATA
Conferenza di Israel Shamir
all'Università di Teramo, anno 2007
Non dovrebbe sorprendere che la gentile musa della storia, Clio, si ritrovi imbavagliata. La storia non consiste in una raccolta pacifica di fatti e banalità. La storia è un incessante tiro alla fune, perché la sua riscrittura può cambiare il mondo. Non si può cambiare il passato, così afferma l'antico adagio, ed è vero. Ma se si è insoddisfatti del presente, si può cambiare la nostra interpretazione del passato, e questo cambierà il nostro futuro. La cosa è nota da tempo immemorabile, ed è la ragione per cui la storia è stata consegnata alla custodia di sacri guardiani, per assicurare la struttura e la continuità del potere ... leggi tutto |
Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Damiani 2005
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Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Pallavidini gennaio 2007 |
Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Moffa-Faurisson 2007 |
Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Munzi 2008
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Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Caracciolo 2009 |
Ogni anno un caso per imbavagliare la Storia e sviluppare l'industria dell'Olocausto
Moffa 2010
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UN APPELLO SEMPRE VALIDO
aggiornato a 561 firme, italiane e straniere
Ultime firme
Nicoletta Forcheri,, , , ,
Jean Bricmont,, , YYves Bataille..., , , , ,
TEXTE FRANÇAIS
Firma anche tu! 21e33@tiscali.it
“Le università devono essere libere e all'interno ci deve essere una piena libertà di pensiero. La libertà di pensiero non deve tradursi in un delitto di opinione. Le opinioni non possono essere considerate dei reati. Nessuna legge deve limitare la libertà di insegnamento” (*)
Vedi le firme
561 adesioni
Firma anche tu! 21e33@tiscali.it
APPEL A SIGNATURE
"Les universités doivent être libres et en leur sein il doit exister une totale liberté de pensée. La liberté de pensée ne doit pas se transformer en délit d'opinion. Les opinions ne peuvent être considérées comme des délits. Aucune loi ne doit limiter la liberté d'enseignement."
(la phrase est de Sergio Romano, chroniqueur au Corriere della Sera.)
21e33@tiscali.it
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11 dicembre 2010
Uno scoop di Antonio D'Amore de La città di Teramo porta alla luce
un'altra verità nascosta del caso Marco Pasqua. Un'assoluzione "silenziata" dagli stessi vertici d'Ateneo, inibiti nel loro ruolo di decisòri della didattica universitaria
dalla campagna terroristica del "Quarto potere"
NEGAZIONISMO, PAROLA SENZA ALTRO SENSO CHE DEMONIZZARE LA LIBERA RICERCA
E IL LIBERO INSEGNAMENTO. MOFFA "ASSOLTO" DALLA COMMISSIONE DI INDAGINE DI ATENEO CHE HA SBOBINATO E VISIONATO
IL TESTO DELLA LEZIONE SULLA "SHOAH".
IL 21 OTTOBRE SCORSO.
E ORA?

CLICCA SULL'IMMAGINE PER APRIRE IL PDF
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12 novembre
CHIAGNE O' MUORTO E FREGA O' VIVO.
ECCO L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO, UN'INDUSTRIA CHE STA CROLLANDO
SOTTO I COLPI DEGLI EBREI ONESTI (vedi il quotidiano Haaretz) E DEGLI STORICI
E GIORNALISTI PROFESSIONALI.
DEDICATO A BIANCA STANCANELLI

Bianca Stancanelli e il girotondino Paul Ginsborg (*)
Leggete questo articolo, dove si parla di arresti di 17 truffatori:
fonte il quotidiano
israeliano Haaretz, 11 novembre 2010 |
FBI arrests 17 for defrauding
U.S. Holocaust fund
Ring of suspects used forged documents to claim funds
paid by Germany to victims of the Nazis, prosecutors claim.
By Shlomo Shamir Tags: Jewish world Israel news Holocaust US Fonte: HAARETZ FBI investigators on Tuesday arrested 17 people in New York in connection with a $42.5 million organized fraud against a compensation fund for Holocaust victims . The U.S. Attorney's Office is charging the 17, who include six current and former staff members of the Conference on Jewish Material Claims Against Germany Claims Conference, which issues payments to Jewish Holocaust victims, with making false financial claims using false documents.
"We are outraged that individuals would steal money intended for survivors of history's worst crime to enrich themselves," said Conference chairman Julius Berman. "It is an affront to human decency."
The scheme was discovered late last year when Conference officials noticed that several claimants had falsified information to receive pensions from the Hardship Fund, set up by the German government to make one-time payments of $3,600 to Jewish victims of Nazism who emigrated from Soviet bloc countries .
In July 2010, the Claims Conference suspended 202 pensions with a total value of $7 million. Since then, it has unscovered suspected fraud in another 456 pensions worth an additional $24.5 million. It also suspects false claims in 4,957 one-time payments under the Hardship Fund, with a total value of $18 million,.
The Claims Conference said that no Holocaust victims were deprived of any funds because of the crime, and pledged full cooperation to help authorities bring the fraudsters to justice.
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Polish-born Holocaust survivor from Auschwitz wipes his eye at the Yad Vashem Holocaust Museum in Jerusalem.
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Photo by: Reuters |
Leggete ora questo dispaccio on line , del giorno prima,
10 novembre 2010: la notizia degli arresti già c'è |
FBI arrests 17 for defrauding
US Holocaust fund – Ha'aretz
Posted by admin on November 10th, 2010
Ha'aretz FBI arrests 17 for defrauding US Holocaust fund Ha'aretz Ring of suspects used forged documents to claim funds paid by Germany to victims of the Nazis, prosecutors claim. By Shlomo Shamir Tags: Jewish world Israel news Holocaust US FBI investigators on Tuesday arrested 17 people in New York in connection … Holocaust reparations stolen, federal prosecutors say Los Angeles Times Holocaust Fund in Scam Wall Street Journal Holocaust survivor funds raided for $42 million The Associated Press BBC News
E adesso vediamo come viene considerata da noi la notizia, nuova picconata al dogma dell'Olocausto: alcuni non la diffondono proprio. Altri sì, ma non parlano di "arresti", ma solo di "indagini" ...
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1) Olocausto, scoperta maxitruffa sui fondi per le vittime
Indagano le autorità tedesche e l'Fbi. Coinvolti anche gruppi di gestione dei risarcimenti ai sopravvissuti della Shoah negli Usa. Indagate 17 persone, in gran parte ebrei emigrati dalla Russia
dal corrispondente ANDREA TARQUINI
(Repubblica) BERLINO - La malversazione degli indennizzi a chi soffrì per la Shoah, il genocidio del popolo ebraico pianificato e attuato dal regime nazista, è stata scoperta dalle autorità tedesche e americane. Una truffa colossale organizzata alle spalle delle vittime dell'Olocausto, e della stessa democrazia tedesca che da anni paga doverosamente i risarcimenti ai sopravvissuti al genocidio nazista e ai loro discendenti. False vittime, ispirate e aiutate nell'imbroglio dai responsabili di due dei fondi attivi negli Usa per la gestione dei risarcimenti versati da Berlino e la loro distribuzione a chi ne ha diritto, hanno intascato - insieme ai funzionari corrotti dei fondi - almeno 42 milioni di dollari. Lo Fbi indaga, il governo tedesco si tiene in stretto contatto con le autorità americane. E sta valutando la possibilità di chiedere ai truffatori e ai loro complici la restituzione delle somme loro versate.
"Siamo indignati, è un'offesa svergognata alle vere vittime dell'Olocausto, questa vicenda lascia in bocca un sapore molto amaro", dice Stephan Kramer, segretario generale del Zentralrat der Juden, il Consiglio centrale degli ebrei tedeschi. Il Consiglio chiede agli inquirenti americani e alle stesse autorità tedesche di fare con urgenza piena luce sul caso.
Le persone indagate dalla giustizia americana sono già almeno 17. La maggioranza sono ebrei emigrati dall'Europa orientale, e soprattutto dalla Russia. Ma tra i 17 ci sono anche responsabili dei di gestione dei risarcimenti tedeschi alle vittime della Shoah. Tra costoro figura persino un ex direttore della Jewish Claims Conference, cioè l'organizzazione ebraica internazionale che, in base agli accordi con il governo tedesco e con le associazioni dei sopravvissuti all'Olocausto e dei familiari delle vittime, gestisce e distribuisce i risarcimenti pagati da Berlino. I funzionari corrotti dei fondi hanno poi intascato, come percentuale, parte dei risarcimenti ottenuti con carte false, trasformando normali ebrei emigrati dall'ex Urss in presunte vittime della Shoah.
"E' orribile, non capisco perché ciò sia stato possibile, perché per tanti anni nessuno abbia saputo svolgere controlli seri sulla gestione e la distribuzione dei risarcimenti", afferma Stephan Kramer. Il meccanismo della supertruffa alle spalle delle vittime dell'Olocausto ha qualcosa del delitto perfetto. La maggior parte degli emigrati dall'ex Urss e dall'Est che hanno partecipato all'imbroglio sono stati di fatto adescati da annunci accattivanti usciti su giornali in russo e pubblicati negli Stati Uniti. Alcuni dei fondi di gestione dei risarcimenti hanno pubblicizzato con enfasi la facilità con cui sarebbe stato possibile beneficiare degli indennizzi tedeschi. Responsabili dei fondi ed emigrati hanno poi prodotto carte false, presentando per vittime del genocidio nazista persone che non lo erano. Sono stati almeno 5500 i certificati, prodotti appunto con carte false, che spacciavano per perseguitati dal nazismo persone che non lo sono mai state. "E'una truffa svergognata", dicono i portavoce del Fbi americano, "pur di far soldi questa gente non si è fatta alcuno scrupolo, con carte false si è appropriata di soldi che appartengono alle vere vittime, o ai loro familiari sopravvissuti".
Per considerazioni ulteriori, vedi una relazione a un convegno dell'Università di Salerno del 2004: vi si parla dei meccanismi di fondo che presiedono l'informazione su tutto quel che riguarda Israele, e vi è scritto fra l'altro:
"...1) le notizie più scottanti e emblematiche – gli ebrei allertati delle Torri gemelle, la partecipazione di soldati israeliani alla battaglia di Falluja – restano confinate sulla stampa israeliana o americana, e nessun grande mass media italiano sembra avere il coraggio professionale di riprenderle . Cosicché, l'informazione in questo caso diventa un'informazione per l'élite mediatico-politica, semisegreta, come tale fonte sì di conoscenza, ma anche di intimorimento: come dire, questa è la realtà, ma già il fatto che essa non "debba" essere pubblicizzata costituisce un monito, una sorta di richiamo alla fedeltà e all'obbedienza verso il potere semiocculto che essa svela. In questo senso si può parlare, forse, di stile massonico di informare... "

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* Paul Anthony Ginsborg (Londra, 1945) è uno storico inglese, naturalizzato italiano ... In Italia ha avuto incarichi di insegnamento alle Università degli Studi di Siena e Torino . Dal 1992 insegna Storia dell'Europa contemporanea nella Facoltà di Lettere di Firenze . È conosciuto al grande pubblico per aver collaborato con Pancho Pardi al lancio del movimento dei girotondi (da Wikipedia)
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5 novembre
LA MIA LEZIONE SULLA SHOAH:
INTERVISTA A RADIO ITALIA IRIB
Il Professor Moffa a Radio Italia: Israele sfrutta politicamente
l' Olocausto a fini di perpetrazione e proseguimento di crimini contro palestinesi
Radio Italia IRIB - Lei il 24 settembre scorso ha tenuto una lezione sull'olocausto con particolare riferimento alle tesi che negano la sua versione ufficiale. Ci dice come sono andate le cose? E perché tutto questo accanimento nei suoi confronti?
Claudio Moffa - Nel corso della lezione ho esposto le diverse tesi del dibattito sulla shoah, comprese ovviamente quelle dei cosiddetti negazionisti - che in realtà definirei “revisionisti” - e ovviamente ho argomentato e commentato la mia esposizione. Ho presentato diversi documenti agli studenti, e ho anche criticato un certo approccio che affiora qua e là nella letteratura revisionista, che talvolta propone la legittima e fondata revisione del tema come una sorta di contro dogma, mentre a mio avviso il revisionismo storico non è un dovere, ma è una potenzialità consustanziale al mestiere di storico. Insomma, una possibilità e non un obbligo.
A partire da questo approccio, dopo aver inserito la questione shoah nella problematica generale del modo in cui si informa tutto ciò che lambisce o è lambito da Israele, ho passato in rassegna i tre punti fondamentali del dibattito sollevato dai revisionisti... Leggi tutto
http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/85681-professor-moffa-a-radio-italia-israele-sfrutta-politicamente-olocausto-a-fini-di-perpetrazione-e-proseguimento-di-crimini-contro-palestinesi
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4 novembre
Un articolo sul quotidiano teramano La città di un iscritto al master sul caso Moffa-Repubblica
UNA SOCIETA' SENZA MEMORIA
di Matteo Simonetti
E' vero, siamo una società senza memoria. Non perché dimentichiamo di commemorare la tragedia della Shoah, ma perché abbiamo smarrito la via che in questi secoli il pensiero, la filosofia, ci ha indicato. Quello che la vicenda del Master Mattei ha mostrato è infatti la totale dimenticanza di Socrate e Cartesio, col loro dubbio metodico; quello che è stato disconosciuto sono le tante rivoluzioni “relativiste” che hanno portato il pensiero a vincere sul dogma.
Né Marx, che ha ridotto ogni scala di valori a sovrastruttura, né Freud, che ha spezzettato l'anima in pulsioni elementari, né Einstein, che ha messo in dubbio la realtà dei sensi sciogliendola in formule matematiche, nessuno di loro è stato tenuto a mente da questo nuovo oscurantismo, perché di questo si tratta. Un oscurantismo che si è presentato nei panni del suo storico nemico, l'Università, che è ricerca, quindi dubbio. Oggi a Teramo l'università si è mostrata come nuova inquisizione, che ha giudicato, stigmatizzato, condannato e isolato un suo professore, reo del nuovo peccato: il dubbio, ossia il senso critico ...

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31 ottobre 2010
www.claudiomoffa.it
Dopo l'intervento di Angelo D'Orsi sul “caso Repubblica-Moffa”
OLTRE IL MURO:
E SE SI PARLASSE DI STORIA?
di Claudio Moffa
Leggo con ritardo l'articolo di Angelo D'Orsi su Il fatto quotidiano a proposito del “caso Moffa”. Probabilmente resterà una voce nel deserto, ma solleva comunque due questioni importanti: da una parte il rispetto non solo formale del principio della libertà di insegnamento e di opinione, dall'altra la problematicità - prima ancora del merito - della tragedia degli Ebrei nella seconda guerra mondiale. Premessa possibile e utile, quest'ultima, perché quegli stessi principi comunque inderogabili, vengano con più facilità rispettati nelle università e nelle scuole.
In passato con D'Orsi ho avuto momenti di collaborazione e di contrasto: nel 2006 mi invitò al Festival di Storia di Torino assieme all'amico Sinagra e a uno degli avvocati di Saddam Hussein che avevo conosciuto in Giordania un paio di mesi prima, per una intervista poi pubblicata da Panorama . Mimmo Càndito era sul palco di un bellissimo Teatro, gremito di gente, a moderare il dibattito. Poi fu D'Orsi a venire al master Enrico Mattei e sorsero dei contrasti per la proiezione in aula della videointervista a Faurisson durante il convegno La Storia Imbavagliata dell'aprile 2007: dissapori che comunque non avrebbero impedito al collega di darmi il suo contributo critico per il volume dal titolo omonimo – un saggio che ben si affiancava a quelli di altri autori noti come Ainis, Sinagra, Israel Shamir, per citarne solo alcuni – e del quale ricordo fra l'altro i riferimenti alla distinzione fra Storia e Memoria proposti da quello che probabilmente è rimasto tuttoggi il più noto libro sull' “Olocausto”, Gli Assassini della Memoria di Pierre Vidal Naquet.
Questo è il punto che introduce la questione della problematicità della “Shoah”. E'ancora, credo, noto agli storici quanto scriveva nelle Annales Lucien Fevre, e cioè che “tutto è Storia”, non solo per quel che riguarda i campi di indagine ma anche nel senso che lo studio della disciplina si avvale di una molteplicità di fonti – archeologiche, paleontologiche, botaniche, memoriali, orali, archivistiche – che tutte possono e debbono concorrere al conseguimento di un grado di “verità” sufficiente a spiegare gli eventi del passato più o meno lontano. Dentro questa problematica, uno spazio particolare è da assegnarsi proprio alla coppia ora antinomica ora convergente fonti orali-documenti di archivio.
La valenza di queste tipologie di fonti è profondamente mutata dagli anni Sessanta ad oggi: mezzo secolo fa, che si trattasse di Resistenza europea o di Storia dell'Africa – continente privo di scrittura, per ricostruire la cui storia erano perciò indispensabili le tradizioni orali – queste fonti erano molto apprezzate e in alcuni casi viste come fondamentali per la ricostruzione della “storia dei vinti”. Negli ultimi venti o trent'anni l'atteggiamento degli studiosi è divenuto in generale molto più guardingo: non solo perché la storia dei vinti rischia di trasformarsi per effetto stesso di quella innovativa operazione storiografica in storia dei vincitori, ma anche e soprattutto perché la validità in sé delle fonti orali risulta spesso non esaustiva, a meno di un riscontro incrociato con altre fonti, e in particolare quelle, a minor rischio soggettivistico, d'archivio.
Come si presenta questo problema metodologico, su cui peraltro mi sono dilungato nella lezione, nella querelle sulla “shoah” e sulle sue tre questioni fondamentali: pianificazione dello sterminio, cifre dello sterminio e camere a gas? In modo rovesciato rispetto alla tendenza generale: si registra cioè una netta prevalenza di Memoria, rispetto alle fonti scritte e documentali. Questo vale per la “pianificazione” dei massacri, della quale manca la prova di ordini scritti di Hitler – non lo dice Moffa, lo dicono gli stessi storici ebrei da Poliakov 1951 a Hilberg 2006, oltre che, come ricorda D'Orsi, Hobsbawm -; vale per la questione delle cifre – ma qui il problema riguarda essenzialmente i mass media, visto che la cifra dei 6 milioni è stata rivista anche dalla storiografia “antinegazionista”; e vale infine per le camere a gas. Su questo cruciale aspetto negli ultimi due decenni hanno continuato a non essere trovati né resti attendibili né soprattutto prove documentali certe. Ecco perché non solo i “negazionisti”, ma anche tanti autori e intellettuali “antinegazionisti” o hanno negato l'utilizzo come camera a gas di questo o quell'edificio (Martin Broszat, a Dachau; Olga Wormser-Migot, ad Auschwitz I°) o hanno utilizzato espressioni come “prove rare e dubbie” (Arno Mayer) e “certezza morale” della loro esistenza (Robert Van Pelt al processo Irving). Non a caso Simone Veil ha scritto in margine a un processo contro Faurisson: "coloro che intentano il processo sono costretti ad apportare la prova incontrovertibile della realtà delle camere a gas. Ora tutti sanno che i nazisti hanno distrutto queste camere a gas ed eliminato sistematicamente tutti i testimoni” (*)


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Ore 21.30 - Savigliano -
31 ottobre 2006- Teatro Milanollo
Processo a Saddam Hussein
con
Claudio Moffa, Sherif El Sebaie,
Ziad Najdawi, Augusto Sinagra
Conduce Mimmo Càndito
Il caso Saddam Hussein è tuttora in corso: feroce dittatore, ma anche capo politico di uno Stato, l'Iraq, oggetto di un attacco militare, del tutto illegittimo, da parte di potenze straniere. Saddam – identificato come una ennesima personificazione del Male – sconfitto e catturato, viene sottoposto a un processo di dubbia legalità, la cui sentenza sembra scritta in partenza. Il mondo si interroga sulla sua sorte, ma più in generale sulla legittimità di questo tipo di azioni . Ne discutono, con l'avvocato difensore del leader iracheno, specialisti di storia mediorientale, giuristi, internazionalisti. |
Questo è il problema. Se mancano i resti degli edifici, se manca la documentazione d'archivio, le armi della querelle sembrano spuntate quanto meno da entrambe le parti: la storiografia olocaustica potrebbe sostenere sulla base dell'asserzione della distruzione delle camere a gas da parte dei nazisti in fuga, che non è dimostrabile la loro “non esistenza”, tanto più che esiste la memoria dei deportati, ma i revisionisti possono ben fare l'operazione inversa, sottolineando la precarietà oggettiva delle fonti memoriali e fondandosi sulla inesistenza di fonti documentali o comunque con un forte grado di oggettività.
Quel che manca a questo punto è il confronto: ma questo deve avvenire fra interlocutori che alla fin fine la pensano allo stesso modo, oppure dando voce anche ai “negazionisti”, come il sottoscritto ha tentato di fare nel 2007? La risposta non riguarda certo solo me né questo dovrebbe mai diventare un “obbligo” per chi è non è d'accordo. Quello che mi sembra però condivisibile da tutti, è che il principio generale della libertà di insegnamento deve restare fermo: e da questo punto di vista resta il merito di Angelo D'Orsi di aver avuto il coraggio di dirlo, non in un appello fuori del tempo e della storia come ormai è quello contro il Ddl Mastella del 2007, ma hic et nunc, in un clima sicuramente non facile fatto di isteria “civile” e minacce.
Torna all'appello
(*)
France-Soir Magazine », 7 maggio 1983, citato in R. Faurisson, Le vittorie del revisionismo, 2006 |
24 ottobre 2010
LA LEZIONE SULLA SHOAH
E IL CASO REPUBBLICA: I MASS MEDIA
E L'AUTONOMIA DEGLI INTELLETTUALI
E DEI CETI DIRIGENTI IN ITALIA
di Claudio Moffa
Orwell più Kafka: nelle due ultime settimane il vento di follia che si è abbattuto sulla mia lezione dedicata al dibattito storiografico sulla shoah, richiama questi due classici della letteratura del Novecento. Ma richiama anche due fatti precisi, che qui – rispondendo alle tantissime lettere e messaggi di solidarietà ricevuti dal 7 ottobre ad oggi – voglio sottolineare: il primo è la non comunicazione assoluta del Senato accademico con il sottoscritto, comportamento non solo curioso dal punto di vista procedurale ma che inoltre ha causato un incredibile abbaglio nell'ultimo comunicato stampa d'Ateneo: lì dove si chiede che la Facoltà si esprima sulla compatibilità di una lezione svoltasi apparentemente di sabato, con un'attività didattica che di sabato non si può svolgere in quale che sia aula di quale che sia Facoltà teramana, essendo tutto l'Ateneo chiuso per regolamento. Faccio ammenda, mi cospargo il capo di cenere, è stato un mio errore! La lezione si è svolta invero venerdì 24, la mia videocamera ha la data posticipata di un giorno (anche una festa di compleanno del 2 ottobre è stata registrata come “3 ottobre”, domenica): non mi sono accorto dell'errore e dunque ecco l'equivoco ribadito anche nei giorni della polemica scatenata da Repubblica . Domanda: ma non sarebbe stato normale chiedermi ragione della stranezza di quella lezione in un'aula della Facoltà, in un giorno di chiusura dell'Ateneo? E se non a me, non sarebbe bastato chiederlo a qualcuno degli studenti presenti? Il risultato di questa autoreferenzialità assoluta rispetto alla stessa realtà dei fatti, del Senato accademico, è che adesso si parla a livello nazionale di un “giallo”. E vai col gossip!
Primo punto esaurito, nel senso che mi fermo qui. Il secondo fatto è che le mezze esternazioni e i silenzi del comunicato stampa hanno dato il via ad un ennesimo “protagonismo” di piccoli e grandi media, che – more solito – hanno letto nel comunicato anche quello che non c'è: master chiuso, Moffa destituito e decapitato sulla piazza di Teramo per mano di una squinternata femminista locale, Ateneo da mondarsi dal peccato di lesa maestà a De Benedetti, tramite una lezione pura e di sovrumana qualità che nemmeno Fantozzi se la potrebbe sognare: con tutti i docenti e studenti di Scienze Politiche ad autoflagellarsi nel fatidico giorno fra lamenti inauditi, trascinandosi dolenti lungo il corridoio dell'altissimo Tempio di Coste Santagostino, e al loro fianco il Woodward di Teramo, il grande Colantuono che prende appunti per il suo scoop-patacca del giorno. Che giornata, la lezione "riparatrice" monda tutto (tranne Moffa), e che cronaca veridica!
Il caso Repubblica-Moffa fa parte di un costume generale
Il travisamento dei fatti è come noto un fenomeno tipico di molti giornali che devono “vendere” meglio il loro prodotto, in periodi di probabile stanca generale sulla questione - vedi il flop del solito Il Centro di 3 giorni fa, un presunto appello di una settantottenne girato da una isterica al pennivendolo di turno - ma, attenzione, è anche altro: è il terrorismo psicologico con cui sempre , da almeno una ventina d'anni, le autorità del nostro paese devono confrontarsi, che siano Parlamentari o Amministratori locali (ricordate l'insurrezione nel Consiglio Comunale nel maggio 2007, al seguito delle paginate provocatorie de Il Centro , per un “caso Faurisson” che solo dopo quell' evento locale sarebbe diventato un caso nazionale per il tramite de L'Unità?) o Magistrati, o Rettori e organi collegiali accademici.
Non sono loro, i legittimi rappresentanti e operatori delle Istituzioni a cui appartengono, che devono e possono decidere in autonomia: è la cronaca-canaglia che detta legge, che impone la sua verità faziosa e falsa, e ordina, e esige obbedienza, o altrimenti potrebbe iniziare una campagna contro gli eventuali ribelli al Quarto potere. Magari una campagna per intermediari – un po' di soldi a una TV locale in crisi e corrompibile, che mette in giro altra disinformazione utile allo “scandalo”. Magari una campagna sottile: il precipitare dell'Ateneo di Teramo agli ultimi posti della classifica di Repubblica il prossimo anno; oppure la mancata realizzazione di una eventualmente preannunciata visita all'Ateneo di Teramo di messaggeri di cultura e relativi fondi, provenienti da Israele, come accadde dopo Faurisson nel 2007: questa volta però non da una facoltà scientifica, ma da quella umanistica che vide linciare tre anni fa lo storico ebreo Ariel Toaff per il suo irriverente Pasque di sangue; o come quella da cui fu costretto ad andarsene in esilio – in Inghilterra - l'autore del revisionista La pulizia etnica in Palestina, Ilan Pappé, relatore all'inaugurazione del Master Enrico Mattei (edizione romana post-chiusura) nel dicembre 2007. Dunque, come ha scritto Vittorio Sgarbi, il caso Repubblica-Moffa fa parte di una tendenza tipica della nostra epoca e della nostra malata democrazia dove il giornalismo scandalistico non ha più regole, e getta fango in ogni direzione a meno che il suo diktat-pensiero non venga accolto con spirito di sottomissione e di obbedienza cieca.
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"Intanto sul giornale di regime escono altre storie esemplari. Il professore che mette in dubbio la Shoah per il quale si chiedono punizioni esemplari, in nome di un pensiero
unico che non ammette il pensiero sbagliato" |
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Ciao prof, un dubbio: se dico che il giornalismo italiano è, ormai, ben oltre il
punto di non ritorno, verrò considerato
uno che dice la verità o un negazionista dell'altrui "grande professionalità"? |
Le mie tre certezze
Io non so, come tutti, cosa abbia mai concluso la Commissione incaricata di vedersi la mia lezione. Ho però tre certezze: la prima è come dire “astratta”, perché inverificabile e se anche corrispondente alla verità, mai ammissibile pubblicamente: e cioè che in queste ore i commissari e i componenti del Senato Accademico – proprio perché hanno fatto una mezza esternazione, annunciando una conclusione senza esternarne il contenuto: proprio perché cioè, non hanno fatto "tana" subito – sono nel mirino di pressioni e ricatti da parte di coloro che stanno cercando di sminuirmi e ostacolarmi umanamente e professionalmente. La conosco bene la pacifica gente con cui potrebbero avere a che fare in queste ore. Ti possono capitare email strani – come quelli che erano pronti per la consegna in aula del Tribunale di Teramo, il giorno in cui ho deposto come teste al processo contro gli squadristi romani spaccaspalla; o come un bambiniascuola@... fattomi vedere da un mio amico carissimo, poche ore dopo che aveva pubblicato un articolo in cui ipotizzava una pista Mossad sul caso Moro e sull'11 settembre … oppure una incredibile storia a scuola di suo figlio, un bambino che conosco anche lui molto bene … oppure una telefonata proveniente da una casa Pulpito o Discorso o cognome simile, oppure … le vie delle pressioni psicologiche sono infinite, così come quelle dei ricatti: un blocco improvviso di un libro da pubblicare, l'attesa di un fondo di ricerca, un trasferimento e così via. Bisogna avere la forza di reagire e tenere duro. Molta gente si illude che i metodi mafiosi appartengano solo alla Sicilia, Calabria e Campania, ma non è così …
Tuttavia, e questa è la seconda certezza, il rettore e i colleghi non cederanno mai di fronte al loro dovere istituzionale. Mi fido, lo dico sinceramente, e passo dunque alla terza certezza: e cioè che, qualsiasi cosa abbiano deciso, io mi sento assolutamente a posto con la mia coscienza e sono pronto a dar battaglia per altri trent'anni e più su questo. Perché? Ma perché la mia lezione, che ho risentito assieme a un collega storico di un'altra Università, e di cui ho chiesto parere anche ad altri colleghi e a qualche studente (uno mi ha detto: mi hanno scritto alcuni amici chiedendomi che era successo, gli ho indicato il link del video e quando mi hanno chiamato mi hanno detto che sono rimasti “basiti” della campagna scandalistica scatenata dai giornali) è in realtà equilibrata e non ha nulla del “trinariciuto” negazionista: non tratta infatti solo della shoah, ma contestualizza questa querelle politologica e storiografica dentro problematiche più ampie – il modo di informare-deformare sul Medio Oriente, la questione della validità delle fonti orali come fonti di conoscenza storica in generale, la decrittazione delle fonti iconografiche, la nozione stessa di revisionismo, da intendersi non come una bandiera di lotta politica o come un controdogma, ma come una potenzialità consustanziale al mestiere di storico.
E' proprio per questo che si sono scatenati: non hanno argomenti e ormai sanno fare solo così, con chiunque violi il loro dogma. Per me, invece, non esistono dogmi, di nessun tipo: la lezione, (peraltro improvvisata: aveva perso l'autobus da Roma una collega che avrebbe dovuto parlare di Islam) dopo citazioni di molti autori – in maggioranza ebrei, e dentro questa maggioranza, storici ebrei ortodossi – si è conclusa con un invito agli iscritti a ragionare con loro testa, a non “fidarsi” nemmeno della mia esposizione, non perché erronea nei contenuti, ma perché garante solo di una rappresentazione generale dei principali nodi della querelle storiografica.
Lo scandalo vero è Marco Pasqua, e il suo articolo su Repubblica del 7 ottobre
E allora come mai lo “scandalo”? E' ovvio che bisogna tornare all'origine della vicenda: l'articolo del Marco Pasqua del 7 ottobre 2010 – il giorno della richiesta di Pacifici di una legge antinegazionista alla francese – con le sue numerose esagerazioni e menzogne poi moltiplicatesi e peggiorate nei rivoli in rete e sugli altri media. Ecco telegraficamente, in ordine di lettura, solo i principali travisamenti di Repubblica: (I) Titolo dell'articolo di Marco PASQUA: Il "cosiddetto Olocausto", le falsità di Auschwitz, i racconti "non fedeli" dei sopravvissuti. Con un elogio ad Ahmadinejad, dove le prime citazioni sono una sintesi-patacca di tre nodi reali della questione shoah, la trasformazione dell'evento storico in fenomeno religioso e lo studio critico delle fonti documentarie e orali secondo prassi abituale di ogni lavoro storiografico serio: e l'ultima, l' “elogio ad Ahamadinejad” non c'entra proprio nulla con la lezione, è il titolo di un articolo pubblicato su questo stesso sito. Un titolo (e soprattutto un articolo) che è coerente non solo con la realtà dei fatti, na anche con l'inversione di tendenza percepibile - finalmente! - nelle parole del Presidente Obama, quando - poco tempo fa - ha riconosciuto il ruolo cruciale dell'Iran per la pace in Afghanistan. Ma al Pasqua questo non interessa: per lui - lo strabico cacciatore dei negazionisti - fa tutto brodo pur di cercare di calunniare e annientare professionalmente il suo avversario.
Proseguiamo. PASQUA: (II) “Lezione choc”: non c'è stato alcuno “choc”, la lezione è stata ascoltata dagli studenti e tutto è finito lì. Alcuni mi hanno criticato successivamente per la troppa “moderazione”. Si può forse parlare di “choc” per il suo ripescamento dopo una decina di giorni, a freddo, in coincidenza con l'ennesimo tentativo della Comunità Ebraica di lanciare un progetto di legge antinegazionista da far approvare immediatamente dal Parlamento? Non è invece quest'enfasi mediatica simile a quella che ha accompagnato altri tentativi di imporre al Parlamento una legge utile solo a una minoranza ufficiale di 35mila persone, i casi ad esempio Munzi e Caracciolo?
(III) PASQUA: “Tutto è messo in discussione dal docente, persino il racconto di Shlomo Venezia”. "Tutto"? Perché tutto? Perché "persino"? Shlomo Venezia è forse Dio? Qualsiasi storico ha diritto a vagliare criticamente Bibbia Vangeli e Corano, figuriamoci la memoria tardiva di un membro di un sondercommando addetto, come racconta, alle camere a gas. Ma la lezione ha solo citato il pubblicizzato e noto lavoro di Venezia, inserendolo nella problematica generale della validità euristica delle fonti orali - un dibattito ampio, che va ben al di là della Shoah e che ricordare in una lezione sulla Shoah è utile se non necessario. Le fonti orali non bastano, questo il discorso che sfido qualsiasi collega storico a smentire: occorrono riscontri con altre fonti più solide e certe, documentarie o di altro tipo, oggettivo e inattaccabile. E l'esempio limite citato, non riguardava il Venezia, ma il caso clamoroso dell'imbroglione Enric Marco, il finto deportato a Mathausen smascherato nel 2005 dalla stampa spagnola e rilanciato in Italia da un articolo … di Repubblica!

(IV) PASQUA: “ Non c'è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei, dice Moffa, parlando agli studenti dell'università abruzzese. Duro il giudizio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane .. ”. è la battuta principale del linciaggio. Dice Moffa? In verità non ho fatto che ripetere quanto scritto da Léon Poliakov, Brèviaire de la haine , Parigi, Calmann-Levy, di cui al passo che segue (p. 124 del volume), che riproduco tratto dal link
http://books.google.it/books?ei=oSXDTOnuIdKP4QbIyKm6Aw&ct=result&id =5DJIAAAAMAAJ&dq=leon+poliakov&q=aucun+document#search_anchor

Il libro di Poliakov – storico ebreo, già membro della delegazione francese al Tribunale di Norimberga 1945-46 - è del 1951. Come scrive correttamente Faurisson la sua ammissione non verrà smentita dagli studi successivi, perché da allora ad oggi – più di mezzo secolo – non è mai stato trovato l'ordine scritto in questione: Hilberg, il principale degli storici ortodossi, autore La distruzione degli Ebrei d'Europa (2 voll. Einaudi, Torino 2006) ha cambiato posizione dopo la prima edizione del 1961, giungendo a scrivere nel 1983 che lo sterminio degli Ebrei era avvenuto grazie “a un incredibile incontro degli spiriti, una trasmissione di pensiero consensuale in seno a una vasta burocrazia”. E in tempi ancora più recenti, lo stesso autore, in una intervista a Le monde des livres del 20 ottobre 2006 (vedi i due pdf) ha dichiarato: “ Il n'y avait pas de schéma directeur préétabli. Quant à la question de la décision, elle est en partie insoluble: on n'a jamais retrouvé d'ordre signé de la main d'Hitler, sans doute parce qu'un tel document n'a jamais existé .”
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A sinistra l'estratto dell'intervista a Hilberg dell'ottobre 2006.
A destra, cliccando sull'immagine della prima, l'intervista integrale
(V) PASQUA: "Per Moffa, che cita Norman Finkelstein (autore del testo “L'industria dell'Olocausto”), c'è un legame tra la Shoah e la guerra in Medio Oriente”. Pietosa e ridicola “accusa”: ne parla tutto il mondo ormai, compreso il Jerusalem Post per la penna di Amira Hass! Solo nella “piccola borghesia fascista” romana condannata da Primo Levi e nei suoi pennivendoli, questa banalità politologica può destare scandalo.
(VI) PASQUA: "(Moffa) parla di uno “sfruttamento dell'Olocausto”, avvenuto “a fini politici ed economici”: “E' un'arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l'immunità alle critiche”. Come nel caso di Poliakov, quest'ultima è una citazione tratta da Finkelstein: nel video si vede chiaramente che sto leggendo un libro – l'Industria dell'Olocausto - e Pasqua scrive sì che "Moffa cita Finkelstein", ma monta il brano in modo che non si capisca che quella frase non è mia, col risultato che essa diventerà un motivo di critica di Carlo Bertani in un suo articolo in rete e di demonizzazione ulteriore da parte di tutte le cronache-canaglia sulla vicenda. Comunque l'affermazione è di una banalità eclatante e solo un fanatico sionista che piega la verità dei fatti alla propria ideologia può dargli spazio a fini di demonizzazione.
La citazione letta da Claudio Moffa in aula è di
Norman Finkelstein, L'industria dell'Olocausto,
Milano Rizzoli 2002. Marco Pasqua scrive sì che Moffa "cita" lo storico ebreo, ma monta la sua frase in modo che la considerazione dello
studioso, condivisa da miliardi di persone in tutto il pianeta, venga attribuita al docente
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(VII) PASQUA:"Quanto alle camere a gas, il docente cita un'intervista videoregistrata a Faurisson, in cui il negazionista arriva a contestare l'uso del Zyklon b per sterminare gli ebrei: “L'edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas ..." In realtà Claudio Moffa non ha citato solo Faurisson, sul cui passo si dilunga il Pasqua per diverse righe: ha citato anche la Pisanty e Vidal_Naquet, i due autori chiave in Italia sull'argomento letto in chiave ortodossa. La Pisanty - invitata dal prof. Moffa nel 2007, ma che non poté o volle venire - ha scritto un libro in cui dichiara esplicitamente di occuparsi solo delle cosiddette “strategie persuasive” dei cosiddetti “negazionisti”, e di rifarsi, nel merito della querelle, alle tesi di Vidal Naquet. Vidal-Naquet è l'autore del noto Assassini della memoria, libro di cui Moffa, nella sua lezione, si è permesso di rilevare una contraddizione: quella che da una parte induce lo studioso francese (del quale peraltro Moffa esaltò positivamente nel 2007 la critica sacrosanta alla pretesa del governo francese di obbligare i docenti transalpini a revisionare la storia del colonialismo francese, riabilitandola per decreto) a distinguere giustamente fra Storia (il cui studio si avvale di una pluralità di fonti) e Memoria (che è solo una delle fonti storiografiche, e la più precaria, come sanno ad esempio gli africanisti a cominciare da Jan Vansina), e dall'altra a usare toni apodittici verso chi (e fra questi i “negazionisti”) ha abbandonato il terreno della letteratura “memorialistica” ritenendolo comunque precario e insufficiente (e potrei aggiungere: a rischio di interferenze ideologico-politiche) preferendo svolgere un'indagine o prevalentemente documentaria (Mattogno) o prevalentemente tecnica (Faurisson: leggi l'intervista dell'aprile 2007 in pdf). Domanda provocatoria: “assassinare” mediaticamente la “memoria” fasulla e menzognera del sopracitato Enric Marco non è stato forse giusto? Ma sì, lo sanno tutti, prova ne sia che vi ha contribuito fra gli altri, in Italia, il quotidiano del Pasqua, cioè Repubblica di De Benedetti.
VII BIS): PASQUA: “Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”. In un excursus di un'ora e mezza, Moffa ha solo accennato alle questioni tecniche sollevate da Mattogno e Faurisson, ricordando la complessità della querelle e concludendo con un “le tesi ‘negazioniste' sono più convincenti”, giudizio che – tenuto conto dei toni e del contesto di tutta la lezione – non dovrebbe essere assunto come apoditticamente definitivo.
Il dibattito dunque continua; nondimeno, le prove delle camere a gas continuano a basarsi solo ed esclusivamente o sulle testimonianze di Norimberga (come tali in odore di costrizione-pentimento) o sulle memorie, anzi su alcune memorie, visto che l'ex partigiano, comunista e sindacalista CGT Rassinier, già negli anni Cinquanta, nel suo memorialistico La menzogna di Ulisse, ne aveva criticato le voci che taluni andavano diffondendo.
Non esistono resti delle camere a gas, come ammesso da tutti gli storici, anche ortodossi. Tutto è affidato alla memoria. Dunque, l' affermazione della loro esistenza si muove su un terreno irto di ostacoli e ambiguità notevoli: dalla smentita di Martin Borszat al Die Zeit del 1962 o 1960 dell'esistenza di una camera a gas a Dachau (cioè entro i confini del Reich) già “accertata” a Norimberga, alla netta affermazione della storica ebrea Olga Wormser-Migot, che Auschwitz-I - il campo nel quale vengono portate da tutta Europa scolaresche a visitare una pretesa camera a gas - era, in realtà, “privo di camera a gas” (p. 157 del suo Le système concentrationnaire nazi, 1933-1945, Paris, 1968); dalla dichiarazione a France Soir Magazine di Simone Veil ai margini di un processo contro Faurisson: "coloro che intentano il processo sono costretti ad apportare la prova incontrovertibile della realtà delle camere a gas. Ora tutti sanno che i nazisti hanno distrutto queste camere a gas ed eliminato sistematicamente tutti i testimoni” (France-Soir Magazine, 7 maggio 1983, p. 47); alla lettera del 14 maggio 1988 contenuta nel rapporto di Fred Leuchter, An Engineering Report on the Alleged Execution Gas Chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek, Poland (p. 42) sulla totale assenza di orifizi sui tetti delle pretese camere a gas dei crematori II e III di Auschwitz-Birkenau, i buchi da cui vari ex deportati "testimoni" (che dunque esistono, contrariamente a quanto sostenuto da Simone Veil) avrebbero versato il gas liquido (?) nelle stanze piene di prigionieri ebrei; dalle ammissioni di Arno Mayer, professore americano di origine ebraica, docente all'università di Princeton per il quale “le fonti per lo studio delle camere a gas sono al contempo rare e dubbie ” (Arno Mayer, Soluzione finale: lo sterminio degli ebrei nella storia europea , Milano, Mondadori, 1990), alle ambiguità del rapporto Pelt al processo Irving,

Il rapporto Van Pelt al processo Irving: "Certezza morale" su Auschwitz
come "campo di sterminio" tramite camere a gas. Leggi anche il pdf
che ora afferma semplicemente, ora parla solo di “certezza morale” della loro esistenza (?? una contraddizione in termini, che sposta la provabilità della loro esistenza dal terreno fattuale a quello etico), alle tesi più generali che riguardano la loro presenza ad Auschwitz e in generale nei lager tedeschi, di Mattogno e Faurisson . Un tema da dibattere, dunque, e non da impedire con la violenza e la demonizzazione, come Moffa ha detto nella conclusione della lezione.
VIII) PASQUA: “Moffa punta anche al dato dei sei milioni di ebrei sterminati, un “numero con una valenza cabalistica . Non si capisce perché lo si debba sempre ripetere. Una cifra ufficiale, dice Moffa, “ormai ampiamente messa in discussione”. Marco Pasqua dimentica che il discorso della valenza cabalistica era accompagnato da un "potrebbe". E' comunque i segnali dell'assurdità in sé di questa cifra sono evidenti: non a caso in tempi recenti la targa di Auschwitz è stata corretta. Non a caso esistono documenti – come quelli relativi alla “crocifissione” di 6 milioni di ebrei già nella prima guerra mondiale - che non possono non aprire finestre di riflessione importanti. In effetti, il problema delle cifre riguarda non solo la Shoah” ma qualsiasi conflitto e “genocidio” vero e presunto della storia. Il metodo migliore per uno storico per affrontare scientificamente la questione è – come hanno fatto in generale i “negazionisti” - basarsi sui documenti di archivio o sulle statistiche demografiche prima e dopo la II guerra mondiale, e non su calcoli basati unicamente e semplicisticamente su quella “scomparsa” di centinaia i migliaia di ebrei dall'Europa centroorientale durante la guerra, imputabile o alla orribile pulizia etnica imposta dai nazisti (con la collaborazione dei sionisti) o comunque alla loro fuga-migrazione verso gli Stati Uniti e la Palestina, nota a tutti gli studiosi.
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CONCLUSIONE. Cifre, piano preordinato, camere a gas: in nessuno di questi tre capitoli della questione della Shoah, la versione ufficiale - presentata come un dogma inattaccabile - regge. Ci possono essere e ci sono esagerazioni e errori nel fronte revisionista, ma per superarli occorrerebbe il confronto. Un confronto che Claudio Moffa ha proposto nel 2007 - quando assieme a Faurisson invitò Pisanty, Sarfatti, Pezzetti, e altri storici o studiosi della shoah - ma che da parte degli esponenti della storiografia olocaustica, non è mai stato accettato. La responsabilità primaria di questo atteggiamento è di Pierre Vidal Naquet: il suo motto autoreferenziale - parliamo di "negazionismo", non parliamo con i "negazionisti" - confligge con lo statuto profondo del mestiere di storico e di intellettuale. Il suo rifiuto non riguarda la normale antipatia verso questo o quello studioso, è una presa di posizione religiosa, una sorta di "scomunica" aprioristica verso revisioni storiografiche che ormai si sono imposte all'attenzione di milioni di persone in Italia, e di miliardi di persone nel mondo. La storiografia laica segue a ruota: ma è una laicità finta, vogliosa e capace di entrare nelle contraddizioni della Chiesa e della Moschea, ma prona al dogma della Sinagoga, per motivi che di certo non riguardano, o non riguardano solo, affinità elettive spontanee, ma investono invece meccanismi e logiche di potere profonde diffusi e radicati in tutto il "libero" Occidente. La lobby ha il suo peso, e ai più fa paura. Come ha dimostrato la piccola squallida storia - opera di una vergognosa pennivendola e di diversi pennivendoli - del linciaggio di Claudio Moffa al seguito della cronaca-canaglia del Marco Pasqua.
Claudio Moffa |
23 ottobre 2010
IL DUBBIO DI ANTONIO D'AMORE, giornalista, direttore de LA CITTA quotidiano di Teramo.
Ciao prof, un dubbio: se dico che il giornalismo italiano è, ormai, ben oltre il
punto di non ritorno, verrò considerato uno che dice la verità o un
negazionista dell'altrui "grande professionalità"?

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17 ottobre 2010
IL PROBLEMA DELLA DELOCALIZZAZIONE,
UN RESIDUO DEL PASSATO DA CORREGGERE

Anno 2002, un tentativo (fallito)
di invertire la tendenza
clicca sulle immagini per aprire il formato leggibile
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15 ottobre 2010
SU REPUBBLICA:
NO ALLA LEGGE ANTINEGAZIONISTA
Legge antinegazionista, svolta a Repubblica dopo i minacciosi articoli di ieri? Svolta dunque anche nel dibattito politico sulla questione? Probabilmente no, ma oggi sul quotidiano di Ezio Mauro lo storico cattolico Adriano Prosperi prende una netta posizione contro l'ipotesi di una legge contro il negazionismo, con argomenti non solo di principio, ma riferiti a sedimenti storici plurisecolari. Parole insomma forti, che potranno riverberarsi sul dibattito in corso in sede decisionale-legislativa. Scrive il Prosperi: “… crediamo che si debba dissentire senza incertezze dalla proposta di affidare a una legge il compito di far rispettare la verità storica. Il principio della libertà intellettuale e l'inviolabile diritto di ciascuno a non essere punito per legge per le proprie convinzioni sono il frutto di secoli di lotte contro l'intolleranza e la censura di poteri religiosi o politici.
Sarebbe una vittoria postuma dei regimi totalitari sconfitti al prezzo di un'immane conflitto mondiale se nella nostra repubblica democratica si dovesse ricorrere alla barriera del codice penale per difendere dalle deformazioni e dagli errori la verità storica”
Ottimo, e qui mi fermo: tutto il resto dell'articolo è secondario, compreso qualche eccesso verbale non propriamente tipico di un luminare dell'accademia, e che starebbe meglio in bocca a qualche cronista cacciatore di veri o presunti "negazionisti", di quelli sognano una soluzione "francese" del (non) dibattito sulla shoah, un po' di botte e sangue fino al coma, e via. Una piccola caduta di stile quella che abbiamo letto, sicuramente non preceduta da una effettiva visione integrale (1 ora e mezza) della video-lezione, ma che non elimina il fondamentale passo che Prosperi - già negazionista della lettura laicista dell'Inquisizione, fino a valorizzare il presunto "garantismo" del Tribunale del Sant'Uffizio, ed oggi opportunamente pentito - ha fatto fare a Repubblica. (CM)
E DAL PDL GIANCARLO LEHNER
SHOAH: LEHNER, LEGGE SU NEGAZIONISMO E' ANTISEMITA
16:29 16 OTT 2010 __(AGI) - Roma - "Posso capire Fini, intollerante naturale, in quanto erede morale di quanti firmarono il manifesto sulla razza, ma non comprendo Schifani, il quale da' retta a quanti ritengono che il negazionismo debba essere penalmente sanzionato. Da italiano di origine ebraica, affermo che la vera, autentica, irrinunciabile caratteristica del popolo israelita, tolleranza e assoluta liberta' di pensiero, non deve essere offuscata da una legge poliziesca e fasciocomunista, ergo antisemita, contro coloro che negano la tragica evidenza della Shoa'. Se si crede alla liberta', si deve rendere lecita anche la opinabilita' demente. Da parte mia, mi battero' e votero' contro una simile bestemmia fascio/comunista". Lo afferma Giancarlo Lehner del Pdl. |
15 ottobre 2010
LE MIE (NON) RISPOSTE A PACIFICI
Alcuni amici mi dicono che non devo rispondere al Pacifici. Altri il contrario, oltre la prima risposta a caldo di questa mattina, il reprint della finestrella del Corriere della Sera del 2007. Propendo per la seconda soluzione, e le risposte non possono che essere due: la prima è “querela”. Non devo infatti discutere di questioni storiche con il sig. Pacifici, già beccato in un articolo de il manifesto durante la guerra di Gaza a confessare di voler ingannare tutti con una finta campagna di finta solidarietà con i palestinesi della Striscia. Devo solo inserire in un atto giudiziario le sue affermazioni, e evidenziarne il carattere volutamente diffamatorio con possibili effetti di provocazione di violenza privata nei miei confronti, come fece nel maggio 2007 a Teramo. A cominciare dal termine “negazionista” – sono né negazionista né revisionista per atto di fede, ma reputo semplicemente il revisionismo una potenzialità consustanziale al mestiere di storico – per continuare con la questione della memoria, che solo chi è in malafede può assumere come una “offesa personale”: chiunque sia aduso al dibattito storiografico sa invece che le fonti memoriali sono l'anello debole della ricerca storiografica, sempre da combinarsi con altre fonti, documenti o di altro tipo.
Lo sanno gli africanisti, storici di un continente per secoli privo di scrittura; lo sanno ormai persino alcuni storici “olocaustici”, vedi lo stesso Vidal-Naquet quando distingue fra “storia” e “memoria”, e ce lo ricordano anche inquietanti cronache internazionali, vedi il caso dello spagnolo Enric Marco denunciato come un impostore e finto deportato a Mathausen da tutta la stampa in Spagna, e in Italia, da … Repubblica.
Sono incredibili le interferenze nella vita accademica italiana da parte di certi mass media: ecco dunque la seconda risposta: sono pronto a confrontarmi con chiunque in un convegno magari internazionale, sulla questione della shoah. Ma in un convegno e mai più nei battibecchi on line o con giornaliste maliziosi, nei confronti dei quali è utile su queste questioni applicare la linea D'Alema. Facciamolo, un convegno. Ma, di nuovo, non si può sfuggire alla domanda chiave: dobbiamo dircela e cantarcela fra noi? O almeno qualche “negazionista” può essere ammesso nel consesso? E' così assurdo pensare a un confronto di idee e di analisi sull'argomento da parte di studiosi? O dentro le Università occidentali la libertà di cultura non deve essere difesa al contrario di quanto si richiede per la Cina (vedi la recente dichiarazione di Glucksmann) a favore del dissidente Liu Xiaobo?
Claudio Moffa
PS. Querela anche nei confronti del TG3, di questa sera
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| 15 ottobre 2010 |
L'ALLEANZA PER LE LIBERTA'
NICO PERRONE, Università di Bari
"Contro di te, mai ... L'università italiana è fondata, da lunghissimo tempo, sulla libertà assoluta d'insegnamento , che neppure il fascismo formalmente osò abrogare"
AUGUSTO SINAGRA, Università di Roma "La Sapienza"
"E poi questa gente osa parlare di censura fascista!!!"
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SERGIO ROMANO, opinionista del Corriere della Sera
“le università devono essere libere e all'interno ci deve essere una piena libertà di pensiero. La libertà di pensiero non deve tradursi in un delitto di opinione. Le opinioni non possono essere considerati dei reati. Nessuna legge deve limitare la libertà di insegnamento”
GIANCARLO LEHNER, PDL
"Posso capire Fini, intollerante naturale, in quanto erede morale di quanti firmarono il manifesto sulla razza, ma non comprendo Schifani, il quale da' retta a quanti ritengono che il negazionismo debba essere penalmente sanzionato. Da italiano di origine ebraica, affermo che la vera, autentica, irrinunciabile caratteristica del popolo israelita, tolleranza e assoluta liberta' di pensiero, non deve essere offuscata da una legge poliziesca e fasciocomunista, ergo antisemita, contro coloro che negano la tragica evidenza della Shoa'. Se si crede alla liberta', si deve rendere lecita anche la opinabilita' demente. Da parte mia, mi battero' e votero' contro una simile bestemmia fascio/comunista".
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Claudio Moffa FB
RIECCOLO. LE COSE SI CHIARISCONO. E FORSE PENSA ANCORA ALLE PISTOLE ... FACCIO APPELLO A TUTTI I SINCERI AMICI DELLA LIBERTA' PERCHE' SI IMPEGNINO IN UNA BATTAGLIA DI PRINCIPIO, CHE E' QUELLA INDICATA DA SERGIO ROMANO, AUGUSTO SINAGRA E NICO PERRONE

E' il 19 maggio 2007, Corriere della Sera di Paolo Mieli: accanto a una cronaca onesta di Andrea Garibaldi, la minacciosa richiesta di mia espulsione dall'Università. E' stato sconfitto allora, verrà sconfitto anche questa volta, al termine di una vicenda in cui le menzogne di Repubblica e de Il centro hanno avuto un ruolo determinante. |
NEPPURE IL FASCISMO ...
Selezione di messaggi in difesa della libertà di insegnamento e di opinione
LEGGI IL PDF |
13 ottobre 2010
SERGIO ROMANO: "piena libertà di pensiero negli Atenei"
Non conosco la lezione di Moffa, nel merito non condivido le tesi "negazioniste" ma comunque: “le università devono essere libere e all'interno ci deve essere una piena libertà di pensiero. La libertà di pensiero non deve tradursi in un delitto di opinione. Le opinioni non possono essere considerati dei reati. Nessuna legge deve limitare la libertà di insegnamento.” Vai all'intervista al web L'Indro
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CLAUDIO MOFFA : "Ma come fa un consesso accademico a parlare di 'verità storiche indiscutibili' ?" |
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LETTERA AL PRESIDE DI SCIENZE POLITICHE,
PRIMA DEL CONSIGLIO DI FACOLTA' INIZIATO ALLE 11
Da: claudio moffa [mailto:claudiomoffa@alice.it]
Inviato: mercoledì 13 ottobre 2010 10:19
A: 'sprespol@unite.it'
Oggetto: riconferma ritiro domanda
Caro Preside,
non ho ancora visto il comunicato stampa del Senato accademico, ma come tu sai la mia decisione sul master nel presente anno accademica l'avevo nei fatti già presa nel Consiglio di Facoltà del 23 settembre scorso, per motivi attinenti alle troppe resistenze e lungaggini nell'approvazione del doppio binario I e II livello, e relativi crediti.Una settimana dopo quell'assemblea sono stato ricontattato dalla segretaria di Facoltà che mi ha detto che si stava lavorando a un compromesso attraverso il collega Ungaro, compromesso che non avevo assolutamente preso in considerazione.
Credo che visto il clima che si è creato, qualsiasi decisione relativa all'attivazione del master quest'anno sarebbe inficiata dai veleni di Repubblica e de Il Centro sul corso da me ideato. Per questo riconfermo il mio rifiuto a presentare quest'anno il master, come da conclusione del CdF del 23 scorso: la mia domanda è ritirata.
Cordiali saluti, prof. Claudio Moffa
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ECCO COME FUNZIONA LA (dis)INFORMAZIONE
MADE IN REPUBBLICA (E ANSA)
14 ottobre 2010 - In una vicenda segnata fin dall'inizio (7 ottobre, giorno della manifestazione pro-Israele di Roma) da piccoli e grandi imbrogli della stampa debenedettiana - vedi le citazioni di Finkelstein e Poliakov attribuite al prof. Claudio Moffa dal Marco Pasqua, il cronista-aguzzino del quotidiano di Ezio Mauro - quanto accaduto il 13 ottobre merita un'attenzione particolare: alle 10 e 19, Moffa scrive al Preside di voler ritirare la domanda del master, come da risultati di fatto del Consiglio di Facoltà del 23 settembre precedente, due giorni prima la lezione sulla Shoah. Alle 11 inizia il nuovo Consiglio di Facoltà, che all'ordine del giorno non ha nemmeno la questione del master: "si è deciso di accogliere la tua richiesta", riferisce un collega a Moffa a riunione conclusa. Dunque la notizia principale - su cui eventualmente costruire ipotesi, compresa quella di una azione precipitosa del docente per evitare una imposizione dall'esterno di una scelta che aveva in animo di fare da lungo tempo - è questa: il CdF prende atto del ritiro della domanda di attivazione del master 2010-2011. Quale iter segue poi questa notizia di base?
Alle 20 e 44 del 13 ottobre l'articolo di Moffa pubblicato la mattina dopo da La città di Antonio D'Amore (vedi sopra) col titolo "ho deciso di chiudere il mio Master", viene spedito per via elettronica a una mailing list comprensiva dell'Adn Kronos, dell'Ansa nazionale e dell'Ansa abruzzese. L'Adnkronos lo rilancia in un take e il servizio con la notizia vera - quella del ritiro della domanda di Moffa - finisce comunque a livello nazionale su Libero.it. L'Ansa abruzzese diffonde anch'essa, come sempre non solo alla stampa e media regionali ma anche all'Ansa nazionale, la notizia della non attivazione del master, ma rovesciando la realtà: non telefona al prof. Moffa, telefona solo al Preside (così almeno risulta) e accontentandosi di una sola fonte trasforma il ritiro della domanda di attivazione del docente, certificato nero su bianco dalla mail precedente di 40 minuti un Consiglio di Facoltà che comunque non aveva nemmeno all'ordine del giorno la questione, in una chiusura da parte della Facoltà, in una decisione di chiusura della Facoltà stessa. Come faceva la Facoltà a chiudere un progetto che non esisteva più, perché ritirato da chi lo aveva presentato?
Non è finita: l'Ansa nazionale, raggiunta anche dall'articolo-mail di Moffa non pubblica il servizio del suo corrispondente - che pure "è" notizia visto il rilievo assunto dal caso nei giorni precedenti - perchè probabilmente capisce che c'è qualcosa che non va. L'inghippo del corrispondente abruzzese però funziona a livello locale: il solito il Centro la rilancia con lo sua "autorità" e per questa via, tramite Repubblica, essa diventa la verità per i lettori nazionali del quotidiano di Ezio Mauro che questo credono un giornale professionale e onesto.
Considerazione finale: l'episodio di malcostume giornalistico non va letto alla luce della presunta antinomia "provincia vs. livello nazionale", perché non di questo si tratta: va letto forse anche al livello di presenza di personaggi utili nella città del caso Faurisson-2007 - una città probabilmente sotto osservazione - e sicuramente e comunque, alla luce dell'antinomia fra informazione onesta (Adnkronos, La Città e altri) e informazione viziata da intenti propagandistici e diffamatori. Ancora una volta è la catena de L'Espresso-Caracciolo a meritare il nobel della disinformazione.
(S.C.)
E Abruzzo 24 ore si confonde
Ecco un'altra stranezza: Abruzzo 24 ore riprende in un servizio delle 15.06 del 14 ottobre, l'articolo pubblicato da La Città e distribuito in rete, col titolo "Moffa si difende", lo presenta come tratto da Facebook (e invece oltre che dal quotidiano di D'Amore è stato fatto circolare a livello nazionale dall'Adn kronos e da Libero.it) poi intervista il Preside del Colle, a cui però non rivolge la domanda chiave, quella sulla mail di Moffa sopra riportata: quando è stata postata al preside, che l'avrebbe letta in sede di Consiglio? Risposta: alle 10 e 19. A che ora è iniziato il Consiglio? Alle 11. Ergo il CdF non aveva tecnicamente la possibilità di annullare un master la cui domanda era stata già ritirata ... Ma di miracoli così, a Teramo ne accadono frequentemente |
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11 ottobre 2010 |
1- la lezione-2 
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8 ottobre
Il prof. CLAUDIO MOFFA
E L'OLOCAUSTO
Pietro Ancona
medioevosociale-pietro.blogspot.com
pane e le rose, e altri siti
La stampa italiana è tutta mobilitata oggi a chiedere dure misure repressive nei confronti del Professore Moffa definito "negazionista" per i suoi studi sull'Olocausto... Credo che il Professor Moffa abbia il diritto di esprimere le sue opinioni senza essere criminalizzato e trattato come un delinquente. Non è giusto che ci siano argomenti tabù dei quali è vietato parlare. Quanti ritengono le tesi del professore Moffa sbagliate lo smentiscano nel merito citando le loro fonti e dicendo le loro cose.
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8 ottobre
ALLA FACCIA
DI VOLTAIRE:
UNA RIFLESSIONE
SUL CASO MOFFA
Divinangelo Terribile
http://www.teramonews.com/una_riflessione_sul_caso_moffa-19645.html
... Le anime belle della nostra città, in simbiosi con quelle nazionali, si schifarono allora e si schifano adesso nel sentire affermazioni deviazioniste sull'Olocausto rispetto a quanto ufficialmente riconosciuto urbi et orbi dalle accademie e dagli storici. Premesso che qui nessuno vuole negare l'orrore commesso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale: la disumana persecuzione del popolo ebraico, del popolo zingaro, degli omosessuali e dei minorati fisici e mentali ... Il problema è un altro.
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10 ottobre 2010 |
ECCO IL MIO CURRICULUM
Archeologia biblica: tre ricercatori (di cui uno della mia Facoltà) e Umberto Gentiloni vogliono farmi l'esame, riesumando un appello del 2007 mai circolato all'epoca, e tirato fuori dal cassetto solo venerdì scorso (8 ottobre 2010). Ma il Centro lo pubblica, in attesa del secondo passaggio: qualche altro blog che lo presenti come un appello di questi giorni ... Così (anche) funziona internet.

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MA IL PROBLEMA
E' SOLO REPUBBLICA
Lettera a Carlo Bertani, che pur difendendomi in linea di principio, critica la mia lezione senza averla mai ascoltata - come tutti, del resto - affidandosi solo ai video di pochi secondi montati dal quotidiano di De Benedetti e attribuendo tre frasi alla lezione, su cui elaborare il suo discorso: ma due sono in realtà titoli web, e una è una citazione di ... Norman Finkelstein!

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Articolo
IL PROFESSOR MOFFA
E LA CAPPA DELL'ODIO E DELL'IGNORANZA
Antonio Rispoli
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/il-professor-moffa-e-la-cappa-dellodio-e-dellignoranza/56989_cronaca_2_1.html
....
Il problema è che anche la storia è un affare politico. Ci sono molte "verità", definite storiche ma che in realtà sono affermazioni politiche, contraddette dai fatti storici. Una di queste è proprio l'idea affermata dal professor Moffa, che mette in dubbio le cifre dell'Olocausto e l'esistenza dei campi di sterminio. In questo caso non ci sono dati certi, ci sono indizi che vengono usati come base per fare delle valutazioni. Ora, chi dice che la valutazione di Tizio sia più valida di quella di Caio? Ancora peggio: con che diritto si afferma che Caio non può esprimere le sue valutazioni solo perchè in contrasto con quelle di Tizio? All'estero, ci sono Paesi come la Francia, l'Austria e la Germania dove questo odio per la ricerca storica arriva all'assurdo che è reato affermare che la verità cosiddetta "storica" non è tale. Nessuno ne parla, ma è una palese violazione dei più elementari diritti dell'individuo.
Invece, parlando dell'Italia e volendo fare un altro esempio di attualità, possiamo parlare di Garibaldi. Ancora è considerata verità "storica" la barzelletta dell'eroe Garibaldi ...
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Articolo
PASQUINATE
Gianluca Freda
http://blogghete.blog.dada.net/
... L'articolo di Pasqua inizia col pre-titolo “Il prof negazionista” , che rappresenta la fase d'impatto dell'attacco, in cui l'ignaro e pensoso passante viene repentinamente ricondotto alla brutale realtà di un possibile assalto e messo sull'avviso che è stato preso di mira. “Negazionista” non è soltanto un termine idiota. E'un termine completamente privo di significato, contro il quale è dunque impossibile difendersi con significanti di senso compiuto e che dunque dovrebbe – nelle intenzioni del botolo che lo proferisce – lasciare la vittima completamente indifesa. Infatti, gli studiosi come il prof. Moffa non negano un bel nulla. Essi, invece, affermano una serie di proposizioni che non piacciono a Pasqua e ai proprietari del suo villino e che ineriscono alla messa in discussione di una serie di verità dogmatiche (le camere a gas, i 6 milioni di morti, la natura sterminazionista dei lager, il reale significato dell'espressione “soluzione finale”, l'attendibilità dei processi postbellici all'establishment nazista, ecc.). E lo fanno non solo sulla base di ricerche e prove documentali che a tutt'oggi nessuno è stato in grado di confutare, ma inserendo la loro indagine in un più ampio discorso sull'attuale situazione geopolitica e sulle cause storiche e culturali della sua configurazione...
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8 ottobre 2010
LA SFIDA DELLE LIBERTA'
1) QUERELA CONTRO REPUBBLICA E IL CENTRO
Il mio avvocato è già disponibile. Tutto in effetti è iniziato dalla catena De Benedetti: Repubblica e Il Centro - cartacei e web, scritti e video. Prima l'articolo di Marco Pasqua, poi Il Centro che 1) si inventa una decisione del Preside della mia Facoltà, di provvedimenti contro il sottoscritto, decisione appunto inesistente, ma che nelle ore calde va in rete e alimenta l'isteria dei soliti noti; 2) Si inventa oggi un mio contatto con l'Ateneo per dire “non entrate nel merito delle mie lezioni”, contatto mai avvenuto; 3) infine si scatena, immagino con gli stessi metodi, a contattare colleghi e quanti altri possano essermi eventualmente ostili. MA NON E' FINITA: 4) ieri sulla prima schermata di Repubblica appariva un'altra notizia falsa, e cioè che il Rettore aveva dichiarato che avrebbe preso provvedimenti contro il sottoscritto: ma poi, cliccando il link collegato alla striscia, usciva fuori la notizia sul Preside e non sul Rettore! Goebbels? Sì, ma assieme a Jabotinsky che sosteneva già negli anni Trenta che i giornalisti erano superiori a capi di stato e ministri, perché capaci di trascinarli sulle loro posizioni. E' cioè il classico stile Repubblica, un giornalismo non diffusore ma facitore di eventi e decisioni, che si tratti della nomina del presidente della Repubblica Scalfaro, dei rinvii a giudizio all'epoca di Tangentopoli, o della campagna di veleni contro il sottoscritto. C.M.
2) INTERVISTA SULLA CITTA' QUOTIDIANO
DEL DIRETTORE ANTONIO D'AMORE
A CLAUDIO MOFFA
3) IN MENO DI DUE GIORNI, PIU' DI 250 NUOVI FRIENDS SULLA MIA PAGINA FB
Ringrazio tutti, sia del contatto con la mia pagina e che di tutti i messaggi che hanno inviato per protestare contro Repubblica e il Centro e pronunciarsi a favore della libertà di ricerca e di insegnamento. Nè la Chiesa, né la Moschea né la Sinagoga possono imporre con la violenza la loro verità, vera o falsa che sia, a chi insegna.
4) UNANIMI
Gli studenti del master solidarizzano con il porf. Moffa
denunciando la campagna di denigrazione
Solidarietà al Prof. Claudio Moffa per il linciaggio mediatico.
by Andrea Giacobazzi on Friday, 08 October 2010 at 17:02
Gli studenti frequentanti del Master "Enrico Mattei" unanimemente esprimono la loro solidarietà al Prof. Claudio Moffa:
1) E' impensabile che mass media, politici e magistrati neghino la libertà di ricerca, di divulgazione scientifica e di espressione. Il master si è sempre caratterizzato per lo sguardo critico verso tutte le realtà precostituite ed è importante che le coscienze di cittadini e studiosi mantengano questa indipendenza di giudizio su fatti storici e di attualità.
2) E' odioso il modo denigratorio con il quale certi tg e certi giornali hanno attaccato il Prof. Moffa, senza possibilità di contraddittorio e dando per scontato ciò di cui la ricerca deve e non deve occuparsi. Il prof. Moffa è stato presentato come un invasato che trasmette messaggi di odio, cosa che non è mai avvenuta in nessuna circostanza.
3) Nel merito, dobbiamo rilevare come ogni critica storica sia essenzialmente revisione. Non negazione, come si è erroneamente detto, ma revisione. Le foibe, la vicenda delle fosse di Katyn, ecc. non sarebbero mai emerse se qualcuno non si fosse posto fuori dalla vulgata approvata e benedetta della storia della seconda guerra mondiale. Quando la politica si occupa di storia emergono preoccupanti contraddizioni: in Turchia oggi è proibito affermare l'olocausto armeno e in Francia negarlo, pena l'incarcerazione.
*gli studenti on-line non sono stati contattati
5) SU FACEBOOK E VIA EMAIL: CENTINAIA DI MESSAGGI DI SOLIDARIETA' (E QUALCHE MINACCIA)
UNO STUDENTE DI TERAMO
Professore Lei ha la mia piena solidarietà, ho raccolto anche io diversi documenti riguardanti l'argomento,e potrei definirmi anch'io un revisionista. Sono davvero contento che ci siano ancora uomini liberi come Lei. Come da oggetto ha tutta la mia solidarietà. Non molli mai, anche se ha tutte quelle persone ignoranti contro di Lei, ha anche molte persone come me che sono dalla Sua parte, dalla parte della verità!
Le porgo i miei più sinceri saluti e spero che continui a divulgare la verità come sta facendo adesso, senza farsi piegare mai dall'ignoranza.
Alessandro Di Franco
Studente del 2° anno alla Facolta di Economia e Metodi Quantitativi per le aziende presso l'Università di Teramo
UNA STUDENTESSA DEL MASTER
09 October at 17:42
Mariachiara Cazzola
Le esprimo il mio più sincero sostegno!
E POI
Remo Coccia - Ma in Italia non c'è più la tanto famosa "libertà" d'insegnamento e di ricerca? se bisogna tacere su tutto e su tutti, azerando ogni forma di ricerca e di percorsi di ricostruione storica, tanto vale adottare i modelli d'istruzione in voga nei regimi totalitari di ieri e di oggi...ovvero ripristinare l'Indice. infine, ...Veltroni, sempre prodigo come adesso a sparare cazzate chiedendo purghe staliniane, non doveva ritirarsi in africa dopo la sconfitta elettorale di due anni fa?
13 minutes ago
Vincenzo D'Amico Salve Professore, spero che nelle università italiane ci sia anche chi osi mettere in discussione l'insopportabile ageografia risorgimentalista!
Il y a 12 minutes
Alfonso Pomanti La Storia non può essere un dogma religioso, gli storici divisi in "ortodossi" ed "eretici" e questi ultimi messi al rogo dalla santa inquisizione. Tutto ciò ha un nome: oscurantismo. Libertà per la ricerca, storica e non. Il y a 12 minutes
Orazio Parodi La censura, oltre che miserabile, è anche cieca e ignorante.
Il y a 10 minutes
Nico Barone Non ho trovato aforisma più giusto per esprimere ciò che sta accadendo. "Basta che lei si metta a gridare a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazzo" (Pirandello). Piena solidarietà dalla Comunità Politica di Avanguardia.
Il y a environ une heure • Commenter • J’aime
Giovanni Luigi Manco Quanti scienziati, storici di professione, docenti universitari, sono stati privati di ogni diritto, imprigionati, additati al pubblico disprezzo e selvaggiamente aggrediti solo per aver messo in dubbio le camere a gas nei campi di concentramento tedeschi? Cosa meglio del libero confronto per fare chiarezza?
Il y a 2 heures
Giovanni Luigi Manco Perché si può discutere di qualsiasi cosa ma non delle camere a gas? perché gli ebrei che hanno inventato, praticato e santificato il genocidio (l'herem biblico), possano ancora lanciare ordigni bellici sulla popolazione civile; travolgere con i carri armati gli inermi a difesa delle case da radere al suolo......; continuare le colonizzazioni; obbligare i palestinesi (pena l'espulsione) a riconoscere lo Stato che li ha fatti orfani del proprio.
Il y a 2 heures
Aureliano Camelot Aceto grazie per l'amicizia Prof. Moffa! lei è un uomo coraggioso.
Il y a 3 heures
David Chip Despori LIBERTA'!
Il y a 6 heures ·
Cesare Carboni Grande Prof., il detto "molti nemici molto onore" è più che mai attuale.Come Giampaolo Pansa vai avanti alla ricerca della verità!!!!
Il y a 8 heures
Elia D'Intino per non rimanere vittima dell'ignoranza un vero ricercatore deve dubitare di ogni cosa e non può fermarsi d'innanzi a nessun dogma, compreso quello della Shoah!
Il y a 10 heures
Loris D'Alessandro Non molliamo un cm perchè è cm dopo cm che si conquistano metri.
Il y a 16 heures
Elia D'Intino grazie per l'amicizia, sono certo che sarà un'opportunità per entrambi...
Il y a 16 heures
Amedeo Nativio Semplicemente onorato.
Il y a 17 heures
Francesco Franzwolf Fabbri Grazie per aver accettato la richiesta d'amicizia Prof. Moffa! lei è un uomo coraggioso che lotta contro i dogmi della neo-religione del pensiero unico, di Uomini con la U maiuscola non ce n'è mai abbastanza! onorato. Saluti
Il y a 18 heures
Alberto Medici Perchè accanto al suo nome non mi compare il pulsante: "Aggiungi agli amici"? Censura di FB?
Il y a 19 heures
La Città Quotidiano Mezza Italia l'accusa per una frase su un documento di Hitler che è in realtà di Leon Poliakov, ebreo russo, accademico di francia, scrittore e filosofo, che al processo di Norimberga sedeva sui banchi dell'accusa. Daranno del negazionista anche a lui?
Il y a 20 heures
Pasquale Navarra Grazie per l'amicizia. La lotta è dura, ma noi non ci arrendiamo!
Il y a 21 heures
Enkeleida Osmani ?...Grazie, è stato un piacere incontrare le sue idee!
Il y a 21 heures
Alex Daltanius Stimato Professore, siamo con Voi ! Con la speranza che il vostro Esempio dia coraggio a tanti indecisi..
Il y a 23 heure
Stefano Rossetto Grazie per l'amicizia.... Potranno anche tapparci la bocca, ma le nostre idee vivranno per sempre!
Il y a 23 heures ·
Sergio Barone Mi piacerebbe conoscere i suoi studi, è uno schifo che ci siano argomenti "tabù"
Il y a 23 heures
Emanuele Pasquale Simone Piacere di conoscerla!! La verità è la via.Il perchè è la sola vera fonte di potere e di conoscenza.
Il y a 23 heures ·
Francesca Cavallaro Onorata della sua amicizia professore, in Italia possiamo dissentire sul governo, sulla chiesa, sulla magistratura, sull'opposizione, sulle case al Colosseo o a Montecarlo, sulle moschee o sul crocefisso, ma guai a dire una parola sugli ebrei che sia minimamente fuori dal coro!
Il y a 23 heures v
Andrea Piacenti ?"Le plus grand dérèglement de l 'esprit, c est de croire les choses parce qu 'on veut que' elles soient" ...sosteneva Bousset ..la logica in fin dei conti è una puttana che si mette a servizio di chi la paga meglio, si puo dimostrare tutto ed il contrario di tutto..voi tutti parlate di ideali di razze di sionismo di cristianesimo..vi attaccate a dei concetti che tra qualche centinaio di anni non vorranno dire piu nulla....gli dei , le ideologie cambiano, la condizione umana resta sempre la stessa...Hitler è esistito, l olocausto è esistito ...e non soltanto per gli ebrei...chi non ha capito il proprio passato è destinato a riviverlo....è quello che ci sta succedendo
Il y a 23 heures
Eugenio Di Francesco La Gelmini dice che le sue parole istigano all'odio! alla ministra consiglio di riascoltare una canzone degli anni 70 di caterina caselli che diceva:"la verita' ti fa male...lo sai"
Hier, à 18:00 ·
Mauro Ranaldo Onorato della sua amicizia Professore e complimenti ... vada avanti per la sua strada.
Hier, à 16:49 ·
Diego Panetta Onorato e fiero della sua amicizia. Non molli!
Hier, à 16:48
Lorenzo Mosca L'unico vero Professore che non si lascia influenzare dalla solita propaganda, trattando argomenti che risultano scomodi!!!...Piena solidarietà!!
Hier, à 16:38
Andrea Insabato Grazie, coraggio, da un nazional cristiano.
Hier, à 16:35 ·
Federico Di Francesco Massimo sostegno a lei e a tutti quelli che portano avanti questa battaglia per la Libertà e la Verità!
Hier, à 16:30
Vincenzo Cialini Esprimo solidarietà e ammiro il Suo coraggio. Lei ha dato voce autorevole a ciò che anche io da anni sostengo, circa le tesi del revisionismo olocaustico. Grazie immensamente. Saluti NazionalComunisti.
Hier, à 16:12
Hier, à 15:49
Moreno Furian Onorato della sua amicizia e continui così, siamo tutti con lei.
Hier, à 15:10
Cristian De Marchis Sono con lei professore, non vogliamo che faccia la fine di David Iriving
Hier, à 14:58
Riccardo Micale Grazie Prof, in bocca al lupo
Hier, à 14:57 ·
Vespa Piercarla onorata per l'amicizia. Siamo con Lei
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7 ottobre 2010
LA SFIDA DELLE LIBERTA'
Due miei interventi di oggi
Il Cantiere de L'Indro
di Claudio Moffa
Professore ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali, Università di Teramo Coordinatore del Master Enrico Mattei in Vicino e Medio Oriente
Non toccate Israele e tutto quel che gli ruota attorno: questo è il meccanismo cosciente o inconscio che presiede il mondo dell'informazione occidentale. Si possono fare molti esempi, non solo di deformazione o invenzione di fatti inesistenti – classica è la menzogna delle armi di distruzione di massa di Saddam, preludio-alibi alla guerra del marzo 2003 –, ma anche di censura o autocensura di tutte le notizie scomode che in qualche modo potrebbero – se solo citate – dare una immagine negativa del sionismo e dello Stato ebraico. Ne faccio uno solo, prima di passare al tema di questo mio breve intervento. Muore Cossiga ...
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Intervista all'ADNKRONOS
PIANIFICAZIONE, CIFRE, MODALITA' DELLE STRAGI EBREE NELLA SECONDA II MONDIALE: UNA DISCUSSIONE POSSIBILE E NECESSARIA
Nel corso della sua lezione, lei ha affermato che non c'è alcun documento di Hitler che dicesse di sterminare tutti gli ebrei e che la shoah e' un'arma ideologica. Vuole dire che non è esistita alcuna soluzione finale? E che la shoah è una speculazione fatta dagli stessi ebrei?
Moffa - Non esiste la certezza assoluta ed eterna nella ricerca storica: è comunque è condiviso da tutti – compresi storici ortodossi come Hilberg e Poliakov - che non esistono documenti attestanti un ordine di sterminio di Hitler. La “soluzione finale” della “questione ebraica” in Germania pianificata dai nazisti era quella “territoriale”, organizzare – peraltro d'accordo con i sionisti, fatto stranoto agli storici – l'emigrazione in massa degli ebrei tedeschi e austriaci verso la Palestina, in vista della fondazione dello Stato d'Israele. Un orribile pulizia etnica, ma non uno sterminio fisico. Quanto alla speculazione odierna della shoah, ne parlano molti giornalisti e studiosi ebrei, fra cui ... Leggi tutto
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I commenti su Facebook (25-26 settembre)
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6-8 ottobre 2010
LA SFIDA DELLE LIBERTA'
L'attacco di Repubblica e del Centro
o come fare da una lezione universitaria normale un caso nazionale
Repubblica
Il 7 otobre 2010, si legge sulla prima di Repubblica, sia cartacea che on-line: Teramo, lezione choc in ateneo
"Così sfruttano la Shoa" - Video

Clicca sull'immagine per agrandirla
Dentro, l'articolo del giornalista Marco Pasqua, "Lezioni di negazionismo" ma prima, l'informazione essenziale:
"IL CASO", perchè è un caso!
"Così sfruttano la Shoah"
Gelmini su Moffa: "Inaccettabile"
solo Forza Nuova lo difende
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Centro
II 7 otobre 2010, cinque articoli sul Centro e i links verso il compagno Repubblica,
Università di Teramo, bufera sul prof negazionista
Il preside: prenderemo provvedimenti su Moffa
di Lorenzo Colantonio

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I commenti su Facebook (25-26 settembre)
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7 ottobre 2010
REPRINT 25 settembre 2010
LA SFIDA DELLE LIBERTA'
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The American Hebrew, october 1919
testo |
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Il master edizione 2009-2010, svoltosi all'Università di Teramo, chiude il suo corso in bellezza: una lezione sul tema-tabù del mondo accademico, la questione della "Shoah", della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della "guerra infinita" del Vicino Oriente.
La lezione di Claudio Moffa, 25 settembre 2010, aula 12 della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo. Citazioni da e di Faurisson, Finkelstein, Hillberg, Mattogno, Pisanty, Vidal-Naquet e altri protagonisti del dibattito storiografico
LA "SHOAH" FRA STORIA E POLITICA:
UN ANELLO DELLA CATENA "LAICISTA"
SUL LIBERO INSEGNAMENTO
E SUL LIBERO GIORNALISMO
Parte prima

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La lezione di Claudio Moffa, 25 settembre 2010, aula 12 della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo. Citazioni da e di Faurisson, Finkelstein, Hillberg, Mattogno, Pisanty, Vidal-Naquet e altri protagonisti del dibattito storiografico
LA "SHOAH" FRA STORIA E POLITICA:
UN ANELLO DELLA CATENA "LAICISTA"
SUL LIBERO INSEGNAMENTO
E SUL LIBERO GIORNALISMO
Parte seconda
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I commenti su Facebook (25-26 settembre 2010)
Il montaggio video di Repubblica (7 ottobre 2010)
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